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PARITÀ. CONVEGNO SU LEGGE QUADRO EMILIA-ROMAGNA, VICEPRESIDENTE SENATO FEDELI: 'LAVORERÒ PERCHÈ DIVENTI BASE PER NORMA NAZIONALE'

La presidente dell'Assemblea legislativa, Saliera: "Non possiamo arretrare sui diritti delle donne per colpa della crisi". La presidente della Commissione regionale, Mori: "La nostra legge è la prova che 'si può fare'"

La legge quadro regionale dell'Emilia-Romagna per la parità e contro le discriminazioni di genere, che ha da poco compiuto un anno di vita, “è l’unica legge organica in Italia di questo genere, è un'ottima buona pratica”, perché “facilita una armonizzazione delle discipline esistenti: per questo mi auguro possa essere la base per una legge che a noi manca a livello nazionale”.
Parole della vice-presidente del Senato, Valeria Fedeli, ospite oggi in Regione, a Bologna, per il convegno “Parità. Motore di sviluppo per fare ripartire l'Italia”, promosso dall’Assemblea legislativa e dalla Giunta regionale in collaborazione con la Conferenza nazionale delle presidenti degli organismi regionali di pari opportunità. “Lavorerò perché diventi la base per una legge nazionale, in attuazione dei principi della convenzione di Istanbul che il nostro Parlamento ha già ratificato”, aggiunge Fedeli, che inoltre ha garantito il suo impegno per fare in modo che la Conferenza Nazionale degli Organismi regionali di Parità venga riconosciuta formalmente quale interlocutore del Parlamento e del Governo nella costruzione delle politiche di parità.
Come spiega in apertura dei lavori la presidente dell'Assemblea legislativa regionale, Simonetta Saliera, “parità non vuol dire solo garantire uguali diritti, ma anche creare le condizioni perché ciò si realizzi. Uguaglianza e parità nei diritti sono temi cardine nella nostra società, eppure troppo spesso si giustifica l'ingiustizia”. In particolare, ricorda Saliera, “le donne non possono accettare un regresso delle loro condizioni per colpa della crisi economica, penso ad esempio alla conciliazione tra lavoro e maternità, dobbiamo assolutamente impedire che la crisi riporti i diritti indietro di tanti anni, è un nostro dovere nei confronti di chi ci ha preceduto e ha lottato per queste conquiste”.
Roberta Mori, presidente della commissione Parità dell'Assemblea legislativa, ha presieduto i lavori del convegno: “La nostra legge è la prova che 'si può fare', che le amministrazioni possono intervenire in maniera attiva per garantire la parità di genere- rivendica-, il coordinamento delle politiche di genere richiede un impegno vero da parte delle istituzioni per la sua attuazione. Tutte le statistiche, nazionali e internazionali, dimostrano che la parità è una cartina di tornasole del grado di sviluppo sociale ed economico e pertanto le politiche di genere sono un potente motore di sviluppo e innovazione per l’economia e la società nel suo complesso- sostiene la presidente, che ha promosso e portato ad approvazione la legge quadro regionale del luglio 2014-. La nostra iniziativa legislativa dimostra che c’è piena consapevolezza di questo legame. Siamo felici che la nostra esperienza, che è in cammino e che ci impegniamo a implementare nel corso di questa legislatura, sia un esempio per realtà locali e nazionali”.
Il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, nel suo intervento ha sottolineato come “abbiamo aumentato la presenza donne in Giunta, in Assemblea e anche nei ruoli dirigenziali delle aziende sanitarie, forse le leggi non risolveranno ogni problema, ma sicuramente senza leggi i problemi non si risolvono”. L'assessore alle Pari opportunità, Emma Petitti, ha spiegato come “la presenza delle donne nelle istituzioni non è solo una questione di rappresentanza di genere ma di qualità della democrazia, le pari opportunità devono essere leit motiv di tutte le politiche regionali, non solo il presidio di un assessorato”.

Hanno condiviso la loro esperienza contro le discriminazioni di genere anche Franca Cipriani, Consigliera nazionale di parità, le presidenti delle Commissioni di parità di varie Regioni, tra cui Marche, Campania, Friuli Venezia Giulia, Sicilia, Basilicata, Toscana e Sardegna, della Provincia di Trento e numerose esponenti della società civile e delle amministrazioni locali.

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